domingo, 9 de maio de 2010

NUOVE VICENDE DA OAXACA

UN’ALTRA VOLTA IL GOVERNO MESSICANO TACE DAVANTI AD UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA.

NOI NON VOGLIAMO TACERE.

Una nuova ferita è stata inferta al cuore del Messico.

Nuove vittime sono state fatte, vittime di una violenza civile e sociale oltre i confini immaginabili. Una violenza che ha i suoi mandanti: gli oppressori al potere.

Il 27 aprile in un’imboscata sono stati uccisi la compagna messicana Beatriz Cariño e il compagno finlandese Jyri Haakkola: la loro colpa era di voler portare l’attenzione internazionale sullo stato di assedio in cui la comunità Triqui di San Juan de Copala viveva per essersi dichiarata autonoma da uno stato violento e corrotto, al soldo delle multinazionali e dei governi stranieri.

La carovana non portava solo farmaci ed alimenti, ma solidarietà e presenza per rompere l’assedio di una comunità totalmente isolata ed circondata da forze paramilitari.

Tutti i compagni della carovana sono vittime: nei loro occhi rimane l’immagine dei compagni la cui vita è stata spezzata, dell’attacco armato, di ore e ore in fuga per la giungla.

La rabbia dei testimoni e dei compagni vicini cresce pensando che è stato un attacco pianificato e calcolato per liberarsi della scomoda presenza di militanti internazionali sul territorio.

I paramilitari dell’Ubisort avevano minacciato: “Nessuna carovana enterà nell’area. Non ci assumiamo responsabilità su qualsiasi cosa succeda”. Ma non si può fermare un movimento carico di energia, che vuole portare la propria solidarietà ad un popolo oppresso.

La connivenza del governo è lampante. Di fronte a queste minacce il governatore di Oaxaca Ulises Ruiz non muove un dito, ed anzi attacca a disastro avvenuto i militanti internazionali, che hanno osato portare l’attenzione del mondo su “un terreno difficile”.

Certo, in assenza di osservatori internazionali è più facile continuare a governare con la tortura e la repressione. È più facile imporre presunte politiche di sviluppo come il Plan Puebla Panamá, che di fatto vendono la terra ed il lavoro del popolo messicano alle grandi multinazionali, strangolando il Paese nella morsa del debito con il solo obiettivo di servire gli interessi energetici degli Stati Uniti.

La morte dei due compagni non ha spezzato la volontà di vedere la fine di questa violenza quotidiana contro il popolo Triqui.

Solidarizziamo con i nostri compagni che continuano la lotta in Messico, e in tutti i Paesi che rispondono attivamente al sopruso e all’abuso, contro la violenza di un governo complice di paramilitari e gruppi narcos, e venduto a multinazionali che violentano la loro terra.

La morte dei due compagni è un fatto gravissimo di cui il governo di Oaxaca è direttamente responsabile.

Non lasciamo che anche questo atto criminoso rimanga impunito e taciuto. Ritenitamo responsabili il governo di Oaxaca e i paramilitari al suo soldo.

Sosteniamo la lotta sul campo dei compagni messicani e del popolo Triqui. Il Messico deve cambiare, devono finire i soprusi e le violenze.

SIT-IN DAVANTI AL CONSOLATO DEL MESSICO---MILANO

sexta-feira, 7 de maio de 2010

Il calore della Grecia non aspetta l’estate

L’entrata nell’Eurozona e l’adesione al patto di stabilità e crescita da parte della Grecia, stanno ora portando le loro ripercussioni economiche, politiche e sociali nel paese Mediterraneo che riporta da anni la violazione dei parametri fiscali.
Il Patto costituisce un forte vincolo e la sua violazione comporta ulteriori sanzioni che si vanno ad accumulare ad un deficit pubblico già elevato.
I primi a subirne le conseguenze sono le masse, costituite da lavoratori, disoccupati, e immigrati senza casa, senza occupazione e perseguitati in continuazione come fossero la valvola di sfogo di una società oppressa e di eclatante rabbia accumulata.
Una catena di oppressione e repressione che si ripercuote su più livelli, dalle relazioni globali alle relazioni sociali più strette.
Gli alti dirigenti tentando di mantenere salde le proprie poltrone, consentono e effettuano TAGLI su salari e sulla poca assistenza sociale presente. I sindacati reagiscono rivoltandosi e spallati dagli stessi lavoratori esausti di un sistema capitalistico imposto e FALLITO.
La pressione del capitale finanziario mondiale da un lato e la crescita della pressione di strada di massa provocano crisi POLITICA scatenando reazioni sociali che si riversano nelle calde strade di Atene con più di 100 000 manifestanti a GRIDARE pienamente il proprio dissenso, la propria rabbia e voglia di cambiamento ma non prima della TOTALE distruzione del presente regime.
Questa situazione non distante dai paesi limitrofi e dalla stessa Italia, rappresenta non solo la bancarotta di un paese membro dell’UE non in grado di sostenere la pressione economica e sociale europea e interna ma anche la evidente impossibilità di continuità del sistema capitalista attuale mondiale.
Civili insieme nelle strade, nelle piazze fronteggiando forse uniti la violenza animale delle autorità in antisommossa che attaccano, non difendono e soprattutto reprimono ARMATI gli stessi manifestanti.
http://www.youtube.com/watch?v=dPrDiPLEGps
http://www.youtube.com/watch?v=iOrQgBIx0yY&NR=1


VIOLENZA SENZA CAMBIAMENTO, REPRESSIONE SENZA ASCOLTO…UN VIDEO SPENTO------------STACCHIAMO LA SPINA. RIPRENDIAMOCI!!!!!!!

segunda-feira, 11 de janeiro de 2010

Dal Nord della Francia al Sud d’Italia: lo stesso capro espiatorio ma reazioni diverse.

Da Calais a Rosarno, la situazione migratoria e la continua repressione su migranti e militanti legittimata dai governi attuali, emerge con violenza e fa parlare.
Il 2009 ha visto un aprirsi della politica di destra del governo Sarkozy e del suo amico ministro dell’ immigrazione Besson. Lo smantellamento della jungle, l’accampamento, tendopoli di Calais è stata la conseguenza più evidente e chiara della repressione e della volontà di pulizia etnica nell’ottica della politica francese.
L’azione è stata eseguita dalle forze dell’ordine, spiegate da ogni parte del paese in maniera esagerata e di proporzioni irrazionali che hanno solo messo i luce come la dignità proclamata dal governo sia stata una falsa e solo una parola come altre.
Il 2010 ha visto in Italia l’ennesima conseguenza del governo attuale di Berlusconi e la sua squadra, o squadrone. Maroni dopo la promozione del pacchetto sicurezza accusa ancora delle pecche derivanti dalla TROPPA TOLLERANZA passata nei confronti degli immigrati LAVORATORI e che troppo spesso non sono considerati come tali ma solo come etichette di clandestinità.
Rosarno e le reazioni violente animate da coloro che davvero controllano il territorio (cosche mafiose Bellocco in primis) sono state un ennesimo episodio di presa di posizione di immigrati stufi di essere considerati peggio delle merci stesse da un governo che non prende e non vuole prendere provvedimenti diretti e arrivare alle cause della situazione attuale. Il pacchetto sicurezza più che aumentare violenza e abuso poliziesco nelle strade e introiti alle casse dello stato più di quello che già entrava dagli immigranti, non fa e non da. Il NON cambiamento strategicamente coperto e legittimato non avverrà se non si continuerà a proclamare solidarietà con coloro che scendono in piazza, coloro che NON sono criminali ma che sono etichettati come tali solo per non essere in possesso di documenti. Documenti spesso trattenuti dalle stesse autorità o dalle organizzazioni mafiose.
Rosarno ora appare libera dalla feccia, come Calais. Sarà contento Calderoli che non vede l’ora di nuove esplulsioni. Sarà contento il Pdl e i suoi amici. Sarà contenta la mafia che avrà ancora una volta il potere di controllo. Per ora però la questura di Reggio Calabria ha garantito che non ci saranno espulsioni.
L’apparenza però non è da confondere con la realtà. La caccia all’immigrato intrapresa dal governo Sarkozy nella zona di Calais a tolleranza ZERO, è la stessa intrapresa dalla parte civile a Rosarno dove le forze dell’ordine non hanno il comando, ma è la mafia e la sua gente che continua imperterrita il controllo del territorio.





Rosarno, dietro gli scontri...

Il nuovo anno inizia con una dimostrazione chiara di cosa sia il governo attualmente al potere in Italia. Un governo ipocrita, di una ipocrisia così infima che non se ne riesce a capire neanche l’origine.
Come in ogni governo, è necessario individuare un capro espiatorio per poter convincere i comuni cittadini a continuare a pagare le tasse, a sborsare denaro alle casse dello Stato anche quando non riescono ad arrivare alla fine del mese.
Il governo che si dichiara democratico deve essere dunque legittimato da chi gli conferisce il potere per poter continuare a definirsi tale.
Ma il governo attuale non può riuscire nel suo intento da solo. Non può convincere cittadini e giovani che stanno aprendo occhi e orecchie e che si stanno mobilitando contro di esso.
L’appoggio delle cosche mafiose è essenziale per garantire una continuità al benessere dei potenti.
Rosarno si trova in Calabria, una delle regioni in cui la mafia, ‘Ndrangheta è assai radicata e parte imprescindibile della stessa popolazione.
In Calabria, anche lo Stato lascia la gestione del territorio dove la mafia comincia la sua giurisdizione.
Famiglie come Pesce e Bellocco rappresentano La Gente, e da anni i loro clan controllano il territorio.
I loro traffici sono parte della vita quotidiana dei suoi cittadini. Dal pagamento del pizzo nei servizi pubblici davanti ai clienti, alla distribuzione di armi per potersi proteggere dagli immigrati che hanno come colpa l’essere coinvolti in un ciclo mafioso non solo italiano, ma ben più lontano e iniziato spesso nel proprio paese di provenienza.
Ma a Rosarno, dove l’immigrazione rimane nell’illegalità, oggi si è detto basta. I lavoratori senza e con un permesso di soggiorno, sfruttati dai padroni di lavoro e costretti a vivere in pessime condizioni, sono stati trasferiti e non in centri di accoglienza, termine soft utilizzato da giornalisti sui quotidiani, ma in CIE dove il loro percorso e le loro catene mafiose non avranno ancora fine.
Almeno però si è giunti ad un pari accordo. I cittadini di Rosarno si sono liberati degli immigrati che picchiano le loro donne, mangiano i loro bambini,..a no erano i comunisti? E che rubano il loro lavoro. Gli immigrati LAVORATORI, sono riusciti a farsi spostare da quelle terre in cui niente possedevano e per cui niente vivevano. I vincitori degli scontri sono però sempre gli stessi. Sono sempre coloro che rimangono dietro le prime file e che riescono però a gestire il tutto.
Se da una parte non si nega un sistema caporalato, dall’altra è chiara l’incidenza di una collaborazione stretta tra ‘Ndrangheta e lo stesso governo.
Non deve dunque stupire la reazione di Maroni, alquanto accondiscendente con il punto di vista mafioso che non ha pensato due volte ad armare la popolazione e far sparare sui lavoratori.
La mafia non li voleva più nelle loro terre. Aspettano ora altri immigrati che ancor più disperati e forse silenziosi entreranno negli stessi rifugi squallidi lasciati dai loro compatrioti.
Il vero problema dunque rimane alle spalle. Il traffico losco delle cosche mafiose di armi e merci da contrabbando provenienti dall’Africa e dall’ex blocco sovietico dal porto di Gioia Tauro verso il Nord Europa, la rete di traffico di persone e prostituzione e il forte interesse nel mantenere il lavoro agricolo, un lavoro in nero e redditizio sono rimaste dietro quegli scontri e quella violenza che ne è stata la sola conseguenza. Ma che attira la gente e fa discutere.