domingo, 16 de janeiro de 2011

Giorni caldi a inizio gennaio: fughe e affronti nel Nord

Difficile dire da dove sia cominciato tutto. Difficile capire chi corre dietro a chi e cosa. Ma una cosa è certa: se da un lato si sgombera, dall’altro di occupa.

Le minacce sono servite a poco per abbattere definitivamente il cuore della Fornace.

Il cuore infatti è stato traslatato nello stesso territorio malato ma in un’area da dove si spera si possano continuare i risanamenti sia territoriali a livello geografico sia quelli umani evoluendo le forme del tessuto sociale in modo da renderle più forti e solide in vista dell’ evento Expo2015, una miniera d’oro per mafia e governo italiano considerati tutti i piccoli e fastidiosi partiti che interro cono tra quelle che sono le due realtà stabili e certe dell’area: la Ndrangheta e Comunione e Liberazione.

Ex sindaco di RHO e con piacere sottolineo EX, è stata la dimostrazione che la lotta sul territorio è sulla strada giusta, e da continuare con stesso ardore e più ancora iniziativa e proposizione.

L’esperienza che si è vissuta in questi due giorni di stati generali della precarietà ha messo a prova dura il collettivo e lo spazio occupato a livello pratico, logistico e atmosferico, essendo lo stabile di via Moscova 5 ancora con alcune difficoltà tecniche.

Ma le discussioni, le opinioni logistiche hanno visto la loro concretezza nei lavori affrontati e nei risultati ottenuti. Circa trecento e più persone provenienti da diversi contesti di regioni italiane hanno condiviso esperienze di realtà simili e parallele a quella del contesto milanese. Differenze sono emerse e le critiche hanno arricchito e fondato basi per continuare a costruire un tessuto dinamico e snello tra le realtà interessate a combattere una realtà sorda alle richieste dei cittadini e alla volontà di cittadinanza di molti.

E’ emersa la grande necessità di far convergere realtà ormai intersecate e strettamente correlate come quella dei nostri lavoratori precari e quelle dei migranti, anch’essi lavoratori e anch’essi precari.

La realtà di migrante è infatti la faccia estrema della precarietà che dilaga e che ha impoverito il valore del lavoro rendendoci mercenari alle dipendenze di committenti capitalisti in grado di vedere solo profitti e rendite e non persone umane con vita e ambizioni.

Il legame e la stretta correlazione tra lavoro e permesso di soggiorno per un migrante è stato reso marcio dalle riforme e dalle politiche sull’immigrazione attuate nell’Unione Europea e in Italia dove tra le sue implementazioni emerge sicuramente lo scempio della legge Bossi Fini, ritenuta scandalosa da Organizzazioni Internazionali come Amnesty e che sfida il diritto internazionale abolendo la possibilità di appello all’asilo politico in acque extraterritoriali promuovendo rimpatri e deportazioni istantanee.

Questi meccanismi perpetuano l’invisibilità delle azioni e agevolano gli interessi di chi le politiche le pensa e le fa attuare.

Senza tutela nel Paese di arrivo, e senza la possibilità di lavoro e assunzione se non con un permesso di soggiorno ottenuto con un lavoro l’immigrato precariamente nel Paese si trova a vivere da precario, cercando un lavoro precario che gli potrà se in tempo, dare un permesso di soggiorno precario che potrà essergli sottratto in ogni momento solo per volontà di istituzioni che facilitano le barriere per un inserimento nel tessuto sociale.

Dall’incontro avuto con chi sulla gru è salito e rimasto per giorni, è emersa forte la volontà di continuare a lottare per avere diritti sociali pari ai residenti come tutelato da diverse altre convenzioni anche antecedenti agli anni Settanta.

Sottolineo il diritto sancito dalla Convenzione Internazionale, di libertà di circolazione e installazione, spesso non considerato e non di certo promosso da nessun canale di comunicazione. Un diritto come tanti inesistente nella sua concretezza.

Sempre più alto e solido appare il muro che delimita la volontà di emanciparsi e quello che impone la realtà capace di dare a vedere solo precarietà, instabilità e dove l’unico elemento che appare eterno è un mutuo di una casa appena arredata con mobili precari, pagati con assegni precari, figli di contratti precari.

Il mutuo non è precario, ma la casa per chi ci vive lo può diventare.

Ora la lotta è ancora più aperta, certa nei suoi passi la cui solidità è data da rabbia e consapevolezza di una realtà precaria che vuole e che necessità di cambiare.

Lottando uniti verso il prossimo evento…