quarta-feira, 2 de dezembro de 2009

Afghanistan, continua la minaccia del Sud?

Fino al crollo del muro di Berlino e della cortina di ferro, i paesi occidentali mossi da ideali anglosassoni di democrazia hanno trovato nell’Unione Sovietica il nemico per eccellenza.
Come descrive Alexandre Arbatrov,
Il nemico sovietico aveva tutte le qualità di un buon nemico: solido, costante, coerente. Militarmente era simile a noi, costruito sul più puro modello clausewitziano, preoccupante certo ma prevedibile.
Dalla sua scomparsa gli strateghi occidentali si sono visti sprovvisti di un obiettivo da combattere e su cui basare la propria azione di rivendicazione di ideali democratici.
Ossia un capro espiatorio per continuare l’accumulo di capitale da un’economia di guerra assai produttiva e redditizia.
Dagli anni 90, la minaccia più grande mai esistita nel mondo moderno, George W. Bush, è rimasta sotto gli occhi di tutti, ma nessuna strategia è stata ideata e concretizzata per poter ostacolare la sua foga di visibilità, di potere e la sua profonda ignoranza.
Si è preferito un ri- orientamento geografico del nemico dal individuare, non più nell’Est Europeo ma nel più eterogeneo Sud del mondo. Il nemico individuato nei movimenti contro rivoluzionari islamici è servito dunque come base per una nuova strategia dove non è sufficiente l’individuazione di un nemico specifico da abbattere ma il mantenimento della supremazia diventa il principale obiettivo.
La supremazia ha bisogno di essere difesa da minacce esterne. In una guerra totale come quella americana ogni mezzo può essere impiegato. Dalla reazione armata, alla propaganda civile.
Come gli Stati Uniti nell’America latina, anche in oriente hanno concentrato le proprie risorse economiche, umane e materiali per il mantenimento del controllo e non della democrazia tanto propagandata da inutili discorsi politici propagandati da altrettanto inutili mezzi di comunicazione.
‘E interessante infatti constatare come ai nuovi paesi nemici, non venga risaltata la forza e la minaccia di pericolo in quanto forti ma la loro follia e di conseguenza la perdita di controllo dei propri mezzi di lotta e difesa.
Come enunciato da François de Rose, è la strategia dal forte al folle che crea il terrore della proliferazione nucleare. Iran è solo uno dei paesi nella lista dei folli.
E dunque vediamo come oggi i leader europei pare abbiamo accantonato la follia dei leader del Sud e come improvvisamente i Paesi dichiarati folli e senza controllo diventino sicuri luoghi dove rimpatriare giovani uomini, donne e bambini in Europa in ricerca di rifugio e protezione.
Solo in Inghilterra, nel primo trimestre 2009, sono state deportate 17.000 persone di cui circa 6000 richiedenti di asilo. Ai primi posti dei paesi di deportazione vi sono Afghanistan e Iraq. Programmi di ritorno forzato e partenza “volontaria” osservati da istituzioni internazionali come Organizzazione Mondiale Immigrazione e Alto Commissario dei Rifugiati delle nazioni Unite, sono complici della politica cinica e ipocrita dei potenti europei.
Perché invece di agire in modo poco trasparente e spesso mascherato da inutili azioni umanitarie, perché invece non riprendere articoli di direttive esistenti a livello europeo soprattutto alla luce del nuovo approvato Trattato Europeo, quello di Lisbona che oggi, 1 dicembre entra ufficialmente in vigore?
Riprendiamo dunque la direttiva 2005/85 del 1 dicembre 2005 relativa alle norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato
Articolo 7
Diritto di rimanere nello Stato membro durante l’esame della domanda
1. I richiedenti sono autorizzati a rimanere nello Stato membro, ai fini esclusivi della procedura, fintantoché l’autorità accertante non abbia preso una decisione secondo le procedure di primo grado di cui al capo III. Il diritto a rimanere non dà diritto a un titolo di soggiorno.

2. Gli Stati membri possono derogare a questa disposizione solo se, a norma degli articoli 32 e 34, non sarà dato seguito a una domanda reiterata o se essi intendono consegnare o estradare, ove opportuno, una persona in altro Stato membro in virtù degli obblighi previsti da un mandato di arresto europeo o altro, o in un paese terzo, o presso una corte o un tribunale penale internazionale.
Articolo 18
Arresto
1. Gli Stati membri non trattengono in arresto una persona per il solo motivo che si tratta di un richiedente asilo.
2. Qualora un richiedente asilo sia trattenuto in arresto, gli Stati membri provvedono affinché sia possibile un rapido sindacato giurisdizionale

Queste e molte altre sono procedure che dovrebbero (uso il condizionale per sottolineare che non si tratta di realtà) essere adottate dagli stati membri dell’Unione Europea ancora lontana dall’essere unita sotto una visione europea come quella stabilita dalle sedi centrali delle istituzioni europee ma unita dagli stessi valori e ideali di supremazia e tutela del proprio spazio che definiscono folli coloro che si comportano e attuano diversamente dal capitalismo occidentale.




segunda-feira, 30 de novembro de 2009

Libertà di circolazione?

Il 28 novembre a Calais, regione a Nord Ovest della Francia si è concretizzato il progetto del passaggio della Manica verso Folkstone, in Inghilterra. L’obiettivo è stato di manifestare e denunciare come la libertà di circolazione sia un bene possibile a tutti ma non accessibile ad un pubblico diverso le cui caratteristiche intrinseche non rientrino nei canoni stabiliti a tavolino dai leader europei. L ‘azione si è svolta in maniera pacifica nonostante la continua minaccia di attacco da parte delle forze dell’ordine in uniforme anti sommossa e con mobilitazione di elicotteri come per sorvegliare criminali evasi e in fuga.
I cittadini francesi si sono ritrovati circondati dalle proprie autorità pronte ad intervenire senza motivo apparente e fondato. L’arrivo a Folkstone, in Inghilterra ha visto altri militanti dal lato inglese che si sono uniti in un corteo. Come la collaborazione franco-inglese, anche la militanza si è unita dai due lati del canale.
E li, nonostante l’intervento discreto della polizia anglofona, i militanti si sono visti privare di strumenti di lotta (assai pericolosi) come semplici striscioni. Sarà perché vogliono vedere di risalire a impronte digitali da inserire categoricamente in database? Sarà perché non capivano il senso e volevano registrarlo per mostrarlo ai loro superiori e accusare gli artefici di terrorismo?
Purtroppo queste opzioni non sono fantasie ma realtà.
E questo atto che ha visto l’unione di militanti dal lato francese e inglese, seppur non numerosi come previsto, non è il primo atto di denuncia della condizione ridicola e dolorosa in cui vivono migliaia di persone private della libertà di circolazione e di installazione che ogni giorno e notte cercano di superare il canale che solo dal 1986 collega i due estremi.
E proprio da quegli anni immigrazione inglese ha subito incrementi esponenziali. Perché la gente scappa in Inghilterra, perché fugge dalla protezione liberale e democratica europea?
Perché coloro che cercano protezione da regimi in guerra vengono direttamente rispediti nei loro paesi di origine?Vogliamo forse dare il buon esempio di come lottare e resistere o solo liberarci del fardello dell’uomo bianco, della visibile conseguenza di azioni belliche a scopi meramente economici?
In Afghanistan la guerra c’è. In Francia come nei Paesi occidentali, non è palese.
Bien que pres de trente et un mille soldats britanniques, allemands, français, italiens, etc., affrontent les insurges aux cotes des militares americains, toutes ces questions paraissent ne pas concerner les dirigents europeens. Les choix de l’Organisation du traité de l’Atlantique nord (OTAN) sont plus que jamais arretes a Washington. A Paris, le president Nicolas Sarkozy vient d’annoncer qu’il n’enverrait “pas un soldat de plus” combattre les talibans. Mais il a ajouté: “faut-il rester en Afghanistan?Je reponds “oui”. Et rester puor gagner.” [1]
Questa affermazione non ha suscitato reazioni. In un paese liberale democratico dove la libertà di stampa è presa come in Italia, non ci può sorprendere.
Restare per vincere?Vincere una guerra?Una guerra in cui l’obiettivo di proteggere la popolazione civile da attacchi talebani rivela un profondo cinismo:
Le developpement social et les operations de guerre peuvent etre menes de front dans un territoire où, portrant, il est impossibile de distinguer les insurges des civils…
Un commento non troppo rassicurante dal Monde Diplomatique. Come dunque biasimare la reazione di migliaia di persone in lista di attesa per voli charter verso Kabul?
Morire per Mr. Hamid Karzai, eletto da una ennesima frode elettorale mascherata da possibilità di redenzione liberal-democratica come insegnano i ben pensanti politici occidentali?
Avanti te…Io preferisco emigrare, e resistere.


[1] Le Monde Diplomatique, Novembre 2009, Mouriri pour Hamid Karzai? Di Serge Halimi

sábado, 21 de novembro de 2009

Terrorismi di Stato

Il caso colombiano di terrorismo di stato appare un caso eccezionale se considerato che mantiene una struttura democratica e che il terrorismo di stato sia un elemento presente in strutture dittatoriali e totalitarie.
Si presenta dunque una situazione particolare in cui le classi dirigenti al potere trovano nel terrorismo di stato a larga scala una risposta per il mantenimento sia della struttura democratica sia del potere nelle proprie mani.
La struttura democratica è utile per nascondere ogni azione illecita e sporca che avviene all’interno della struttura sociale e politica, e il potere viene mantenuto attraverso pressioni politiche non solo psicologiche ma bensì minacce di morte poi realizzate.
In Colombia il controllo sociale si realizza con l’identificazione di un nemico da eliminare e tale nemico è radicato nella società civile. Si legittima dunque una indiscriminazione nella identificazione e eliminazione del nemico. In tale processo il non essere combattente arruolato nelle FARC non è dunque fattore di esclusione dalla guerra TOTALE dichiarata dalle forze dell’ordine e dallo Stato.
Nella guerra totale, si proclama il delitto di opinione, si toglie ogni possibilità di opposizione e di cambiamento politico e si rafforza e sostiene il principio di responsabilità collettiva dove tutti i cittadini sono responsabili e colpevolizzabili di essere oppositori e insorgenti. Tra le vittime infatti non vi sono stati e continuano ad esserci solo dirigenti dell’UP e parlamentari politici ma anche comuni lavoratori e contadini.
Se da una parte si trova l’identificazione di un nemico interno a larga scala, dall’altra si propone e si formano corpi e apparati che abbattono frontiere tra il potere militare e la responsabilità civile con i corpi paramilitari.
L’adozione di una ideologia e una dottrina come quella della sicurezza nazionale che possa giustificare atti criminali dello Stato è propagandata attraverso il monopolio dei mezzi di comunicazione e informazione che favoriscono e sostengono il controllo sociale voluto dalle classi dirigenti.
Nel contesto colombiano, il controllo avviene su più livelli,strutturale e istituzionale. I meccanismi utilizzati dallo Stato colombiano, sulla base anche di influenze straniere e in particolare nordamericane, sono radicati e fanno parte della politica dello stato colombiano e consolidano la politica di sterminio e genocidio iniziata negli anni della violenza contro movimenti di opposizione politica.
I meccanismi usati dalla macchina statale ostacolano il ogni tipo di protezione dei diritti fondamentali dei cittadini e la stessa voce della società civile, vittima impotente. La giustizia controllata dagli stessi apparati colpevoli di gravi delitti contro l’umanità e gli stessi abitanti colombiani, l’impunità dei colpevoli all’interno dei meccanismi istituzionali rendono difficile un cambiamento sociale e politico.
Il silenzio del governo sugli autori dei crimini, l’ambiguità e l’arbitrarietà diventano elementi integranti della non informazione nazionale e internazionale. Anche la forma di realizzazione di tali crimini avviene in maniera ambigua, sporca e violenta con la complicità di forze dell’ordine e di occhi delle forze dello Stato.
Anche la stessa chiesa è stata spesso silenziosa su tali genocidi.
La presenza di osservatori per la difesa dei diritti umani ha risvegliato la coscienza internazionale su tali avvenimenti peculiari in un sistema democratico come quello difeso da Uribe. La Commissione Inter americana dei diritti umani, l’organizzazione mondiale contro la tortura hanno dato attenzione e sono intervenuti come supervisori.
In un contesto socio-politico dove la pace non sembra essere l’obiettivo primordiale delle classi al potere, il sostegno di organizzazioni e di persone dall’esterno sono di grande importanza per incrementare la coscienza sociale e promuovere un cambiamento sociale dentro di tali meccanismi stabili e radicati da anni di violenze e di crimini non denunciati e livello internazionale ma ben conosciuti e subiti da innocenti a livello nazionale.

Anche il contesto socio politico italiano ha subito nel corso dei decenni 70 e 80 in particolare, anni di violenza e paura perpetuata da organismi statali, parastatali e da movimenti reazionari definiti terroristi.
Dagli anni 70, si assiste in italia a una escalation di violenze su personaggi politici di opposizione al governo della Democrazia Cristiana. Personaggi autorevoli e parlamentari (Pier Paolo Pasolini, Aldo Moro) vengono assassinati e molti altri uccisi perché considerati scomodi testimoni agli occhi del potere dello stato.
Il silenzio, la clandestinità di tali delitti è simile a quella che avviene tutt’ora in Colombia e la conseguenza reazionaria armata non è movimento contadino bensì specificamente urbano (Brigate Rosse, e forze fasciste.)
Se da un lato si trovano atti di violenza commessi da movimenti di estrema sinistra, spesso i fatti più sporchi e nascosti dallo stesso stato sono quelli che ritraggono colpevoli provenienti dalle ali più conservatrici di destra. Gli anni di Piombo hanno visto in italia lo svilupparsi della strategia della tensione dove un terrorismo rosso si contrapponeva ad un terrorismo di destra sostenuto dall’appoggio della criminalità organizzata che in Italia ha da sempre la sua incarnazione nella mafia e nelle attività illecite camorriste.
I movimenti reazionari di sinistra sono stati spinti da una volontà di cambiamento politico e da una volontà di pressione sulle libertà decisionali democratiche.
L’impunità di crimini commessi con la complicità del governo si è manifestata attraverso meccanismi istituzionali e legali come l’omissione di prove, fatti, indizi e di nomi di personaggi appartenenti alla classe dirigente. La legge del 1977 sulla segretezza degli atti considerati dannosi all’integrità dello Stato democratico italiano, ha permesso l’omissione di informazioni e favorito la clandestinità delle operazioni criminali. Dagli anni 80 si sono manifestati e resi più visibili legami con organizzazioni criminali e ambienti di terrorismo eversivo neofascista.
Anche oggi le azioni di movimenti neofascisti e di estrema destra continuano ad accadere nonostante le norme di legge e costituzionali proibiscano il realizzarsi di proposte di carattere fascista e nazista.. Ma nonostante l’Italia sia una Repubblica democratica basata su valori antifascisti in seguito agli anni di dittatura scaturiti nella seconda guerra mondiale, sporche operazioni e repressioni avvengono nelle nostre strade con la complicità delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri. Le vittime non sono solo di sinistra come negli anni della caccia ai comunisti, bensì diventano gli stranieri immigrati identificati come nemici da eliminare perché dannosi allo sviluppo e alla sicurezza nazionale.

quinta-feira, 1 de outubro de 2009


Calais, borderline of hypocrisis

Calais is a small village on the Northern West coast of France, 22miles away from United Kingdom.
What it makes it so important and popular by many European Countries and especially outsiders, is its local geographical position. It is the borderline of what European Institutions have called Schengen Area, an area created through agreements by the heads of governments joining the European Union. It is a fundamental criteria of belonging to European Union.
Its aim is still of creating an area where capital, goods and people could circulated freely.
United Kingdom even if in many agreements between Member States opts in; it is still far to opt in for Schengen.
Freedom of movement for people has become more and more known as freedom for LEGAL people on the territory (for people residing LEGALLY in one of the territory of the Member States).
The increasing of the culture of SECURITY (or insecurity as Didier Bigo would say) has been strictly related to the enlargement of the Schengen area.
New Member States have joined the European Union. Many of the Schengen aquis have been adopted but still the feeling of control and order by the older Member States has been even stronger.
This has brought to higher controls of identity, new documents and new administrative and burocratic procedures always more and more complicated.
Last agreements of July 2009 between Uk Prime Minister Gordon Brown and French President Sarkozy, have given more £15 million to pay for new technology as part of a hi-tech pilot in Calais A single control point in France will be created with the joined cooperation between Uk Border Agency and PAF (Police et Frontier). Everything is made in order to re- allocate IRREGULAR migrants and protect French and British citizens.
Three months later, those procedures have been shown almost useless and inefficient at the Channel border.
Why? All those measures are not focused in preventing the arrival and the TRAFFICKING of the people, BUT are there just to stop people to cross the border.
Why? Every kind of cooperation, investments between governments WOULD never prevent in stopping SMUGGLERS and the MAFIA network behind the mass movement to England.
4 years after the closing down of Sangatte, other dozens of little temporary camps were created long side the harbour and close to the channel. Humanitarian associations have covered an active rule in its creation, and smugglers as well.
In the summer 2009, Eric Besson has announced the IMMEDIATE dismantling of the biggest camp where Afghanis people settled. Since its creation, it has been known as the jungle, because of its physical aspects and because of the NO LAW and NO RIGHTS territory within its indefinite borders.
Afghanistan is a very big country. It has a very rich and traumatic history. Its culture is extremely divided. Two languages are spoken at most: Dari in the North (with other minorities) and Pashtu in the South.
The Southern part is the one that most is suffering of wars and famine most of them provoked by Western powerful Countries.
It is not surprising then that in the JUNGLE, the majority of people were Pashtu speakers. But they were not brought there by Pashtu people but other nationality as Kurdish that are making great business with EU governments and police authority especially.
Many of them know exactly why they are there and not in another European Country and why they don’t want to remain in one of the European Union Countries. They want to pass on the other side, and get to United Kingdom. They have the illusion that there their hearing as asylum seekers will be listened and the refugee status will change their life. Some of them are already refugees in other EU Member States. Why are there then? Their papers don’t count anything if they are not allowed to have a job and a house and financial resources as declared in the Directive 83/2004 (dignity leaving conditions).
Other camps have seen minorities leaving in Afghanistan as minorities, such as Hazaras. It has been one of the first camp evacuated under police threatens. The ultimatum given by the police has been clear 24 hours to leave the place. The day before the destruction of the jungle, only two people were left in the Hazaras place. Both were planning to reach Paris the following day, with any specific place to stay yet.
Minorities coming from the same country still maintain their status abroad. In the jungle the distinction is quite clear. Also smugglers know the different etnies but sometimes they also are victims of the same game.
Not only Afghanis and smugglers but also police abused of that place to impose LAW and ORDER gassing at least once a week in all the tends and provoking the people inside with violent attacks.
After the dismantling of the jungle, another game is started for them: hunting the migrant.
The morning of 22nd September, more than 60 vans of CRS and buses came, entering from the border sides of the camp standing right before activists and migrants. The owner of the parking side agreed in let the police in and parking there their van for the day.
The cleaning has started from the activists and the journalists that were all around making pictures and showing the world the real human dignity of France, Terre d’asile. Some riots have been taken place, few people have tried to obstacolate the CRS, and others have tried to be deported with the migrants but not successfully. As discovered even the police did not know what to do and where to bring them, so that finally all the migrants have been taken behind the jungle, where buses were waiting for them, and all the civil persons on the other side, closed by all the parts as considered DANGEROUS and anarchists (improperly in such a ways) from the local medias.
Some comments regarding the human dignity used by Besson’s police forces have been very positive. Uk government and French authorities have been very happy and DELIGHTED by the destruction of the camp.
Many Afghanis too.
The jungle has been created as temporary step before getting to England.
The jungle has been there because of the inefficiency of the French and EU’s governments in taking care of asylum seekers. Many people there did not want to live there in such conditions but neither to go back to countries like Greece where the situations are EVEN much more terrible.
Patras is an unfortunate example for that.
The people who stayed there the morning of the dismantling were most of all minors, and smugglers did not want to take them as their ability in getting to UK and get a job to pay them back is more difficult. Also asylum seekers were there. They hope that their process will succeed in France.
The others, refugees, economic migrants, migrants, human beings, were already left and hidden in new jungles that have been springing all around.
What has been shocking is the lack of attention to the real critical question: is the Common European Policy for Immigration and Asylum having a future?
At the present, the reality shows that the Member States still play in giving the ball to the others.
Uk, is not a Member State. But it has opted in for Dublin Convention. It means that according to the Eurodac system and the Dublin Convention, the asylum seeker has to go back to the first country where the fingerprints have been taken. It has been created for BURDEN SHARING.
Personally, neither UNHCR thinks that it works in places like Pagani retention centre in Greece where people are handling all day long outside the jail to breath some air at 40 degrees.
But for Uk it has to be respected. They won’t never accept migrants coming from the official way, from an EU Country where migrants could have been asked asylum first.
France has tried to pass the ball to Uk, letting pass many migrants to the other side of the channel the days before the destruction. It should have been very expensive that passage to the smugglers.
But, the cooperation between State and PARA-governmental organization as Mafias is such an old statement.
Today, the Commission claims that till the approval of the Lisbon Treaty, a Common policy cannot be created. I personally believe that even with the Lisbon Treaty on the table of each Member State, each head of the government won’t never renounce to their OWN sovereignty. The idea of a Common policy will be used instead to increase insecurity measures and spread the nee of being controlled and under surveillance. While this process will increase, many other migrants will try to pass the border before too late, before Uk decides to close its borders to Europe instead of open the borders as European Institutions and French government in particular hope and press for. Wars are not only outside Europe, but most of the time are much closed to us, and we just have to open the eyes, the mouth and shout loud and clear.





terça-feira, 19 de maio de 2009

Osservazioni di vita quotidiana

L'Italia non è un Paese di merda.
Quella è dappertutto, non solo in Italia.
Ma le persone che la abitano sono cadute in un torpore che le incatena a se stesse.
Il G8 delle Università, come se mancassero G8, è stato un esempio di risveglio violento e incomprensibile da coloro che torpidamente guardano la televisione, senza raggiungere neanche la finestra e guardare fuori sulla strada.
Paura delle violenze anarchiche dei black blocks. Paura della violenza, dei teppisti giovanili fuori dalle righe, dagli schemi di controllo creati per tutelare e rendere sicuro il clima di insicurezza generale.
E la polizia reprime, il governo repirme, i rettori reprimono. 'E la repressione, la censura e il NON DIAOLOGO che voglio lottare.
E sono certa di non essere la sola. Spesso prendendo il giornale ormai da abitudine tutte le mattine dal giornalaio di FIDUCIA che si esalta come professore di francese, ho capito di essere fortunata. Mi sento rifugiata politica, osservo tutto o quasi, dall'esterno senza subirne le dirette conseguenze. Questo è un vantaggio per riflettere, e ricercare...parlare e discutere con coloro che sono di passaggio a BX...Senza subire repressione diretta di manganelli e ritrovare le mie braccia rotte dalla polizia.
Non a caso è terminata oggi una conferenza sull'abuso poliziesco e la giustificazione della violenza in caso di ORDINE PUBBLICO.
Al quanto interessante e assai logica, così logica da passare inosservata.
Non parliamo dei rappresentanti (di chi poi) al governo. Maroni, La Russa...solo una cosa NOT IN MY NAME.

quinta-feira, 26 de fevereiro de 2009

Siamo tutti figli di immigrati!

Belgio, paese di figli di immigrati. Coloro che sono di generazioni immigranti, nipoti di italiani, spagnoli mossisi a Bruxelles per un motivo unico: lavoro.
60, 70 anni dopo il mondo non è cambiato. La gente si muove, la musica cresce..si cerca lavoro.
Ma non sono italiani e europei solamente. Sono EXTRA Europei, ex continentali.
Fa paura, spaventa come se il cerchio si fosse spezzato per lasciare entrare violenza e malattia.
Chiudere ciò che spaventa in un vaso..il vaso di Pandora è ciò che ci hanno tramandato culture antiche e sapienti.
E ciò che oggi, parlando di integrazione, si concretizza nei centri di detenzione chiusi.
Libertà, dei valori, ma non di persone.
Persone in cerca di asilo, e famiglie con bambini, nella stessa situazione di criminalità accertata senza diritto a parola. Questo da fastidio alle coscenze di chi vive a contatto con mura di centri chiusi, con persone che aspettano infinitamente una presa in considerazione della loro vita, e della loro situazione. Ci sono persone pagate per questo al governo. Ma non attuano, seguono la legge che invece di essere seguita, deve essere cambiata.
Oggi abbiamo manifestato. Non per amnestie, ma per la giusta presa di posizione di coloro che hanno il potere burocratico nelle mani.
Potere burocratico che ci ha stancato. Si, ha stancato tutti noi, lo vogliamo cambiare, travolgere.
Ma per questo dobbiamo essere uniti. E certi che ci sono soluzioni, lavoro non in nero, non sfruttamento di donne in mansioni domestiche senza giorni liberi, o uomini in costruzioni edili.
I giovani si lamentano, gli stranieri si lamentano, e vogliamo la stessa cosa: diritto di parola.
Alziamo la voce allora. Ci sentiranno dall'alto dei loro altilocati uffici burocratici.

quinta-feira, 29 de janeiro de 2009

Trop de sécuritée nuit gravement à la liberté

Libertà minacciate da Télérama, 21/01
Nicolas Sarkozy aveva fatto della sicurezza uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali. Dalla sua elezione "il parlamento ha approvato una valanga di misure repressive, ha moltiplicato il numero dei delitti e ha aggravato le pene. Sono aumentati i fermi e gli arresti per oltraggio a pubblico ufficiale, si sono moltiplicate le espulsioni e le limitazioni al diritto alla libertà d'espressione e alla presunzione d'innocenza. Troppa sicurezza nuoce alla libertà", sostiene il settimanale, che accusa il presidente di malmenare le libertà fondamentali per raggiungere l'obiettivo "insicurezza zero".

"Da mesi, dopo ogni episodio violento di cronaca, Sarkozy promette giustizia per le vittime e s'impegna a sradicare il male dall'intera società". La conseguenza è "una vera e propria frenesia penale", che va dalla delinquenza minorile al terrorismo, passando per i crimini commessi dagli squilibrati.

Vengono privilegiati sistematicamente la detenzione e il controllo, rispetto all'educazione e al reinserimento. E si arriva a degli eccessi, come nel caso dei militanti di estrema sinistra accusati con prove esili di voler sabotare le linee del Tgv e dell'arresto di persone sulla base delle loro presunte intenzioni criminose

quarta-feira, 21 de janeiro de 2009

sexta-feira, 16 de janeiro de 2009

Un viaggio da Amsterdam

Ritorno da una città dichiarata e conosciuta come la cittàeuropea delle Libertà, dove ognuno può essere e fare il libero. ma ad Amsterdam di libertà non ne ho viste molte.Certo a livello di terminologia, è rischioso volteggiare tra Libertà e le libertà.Ma non è questo lo scopo del commento. La città è nel suo complesso interessante. La geografia, è particolarmente adatta per non perdersi. Giravamo, giravamo tornavamo sempre nello stesso sitio. Le persone non convincono. Sarà la conseguenza di TOLLERENZA, INTEGRAZIONE, CONVIVENZA, o solo di strutturate libertà, che fanno della gente di Amsterdam, quasi amorfe macchine se non fosse per gli amorfi robot che dalla verde GB invadono il centro e i pub di Amsterdam alla volta di nuovo alcohol da consumare. Dava l'impressione di essere in una città come Tallin, che vive quasi di turismo temporaneo del fine settimana finlandese o scozzese, o solamente occidentale.
La libertà in questa società ha sopra di se il peso del controllo statale.
Libertà mascherata da una lista interminabile di vincoli e proibizionismi.
Non lasciare lo zaino a terra, non raccolgiere cose da terra, non guardare nella faccia chi ti sta attorno, nè se sei curioso perchè potrebbe pensare male...Dove ognuno interviene per te, senza che tu sia il centro e il pensatore di nuove azioni, è la morte dell'autogoverno.
Autogoverno come nostro diritto naturale. Non anarchia, come diffuso nell'immginario collettivo.
Per gandhi e i movimenti sociali contemporanei, l'autogoverno non significa amministrazione da parte di uno stato centrale, bensì da parte delle comunità locali in grado di gestirsi e rispondere alle proprie esigenze e necessità. Lo spirito di rigenerazione accompagna l'autogoverno. Rigenerare per rispondere a situazioni oppressive.
Ma una società che non promuove educazione di capacità innate, insiste nella continua generazione di nuovi e consolidati apparati burocratici statali. Un processo logicamente perfetto dove l'autogoverno non appartiene al popolo soggetto della democrazia, bensì alle istituzioni, non come risultato democratico ma come alieni che sono in grado di autogovernarsi e governarci.
Non vi sono libertà senza restrizioni. Questa è la legge scalpellata nell'aria di Amsterdam come nelle città occidentali.
Dove le restrizioni sono parte del quotidiano, già non rispecchiano nulla di diverso e alieno se non la vita stessa.
Diventano consutudinarie e dunque, assorbite dalle cellule vitali dell'uomo. Nulla è più questionabile e l'uomo continuerà assopito nell'utopica convinzione di essere libero.