Il 28 novembre a Calais, regione a Nord Ovest della Francia si è concretizzato il progetto del passaggio della Manica verso Folkstone, in Inghilterra. L’obiettivo è stato di manifestare e denunciare come la libertà di circolazione sia un bene possibile a tutti ma non accessibile ad un pubblico diverso le cui caratteristiche intrinseche non rientrino nei canoni stabiliti a tavolino dai leader europei. L ‘azione si è svolta in maniera pacifica nonostante la continua minaccia di attacco da parte delle forze dell’ordine in uniforme anti sommossa e con mobilitazione di elicotteri come per sorvegliare criminali evasi e in fuga.
I cittadini francesi si sono ritrovati circondati dalle proprie autorità pronte ad intervenire senza motivo apparente e fondato. L’arrivo a Folkstone, in Inghilterra ha visto altri militanti dal lato inglese che si sono uniti in un corteo. Come la collaborazione franco-inglese, anche la militanza si è unita dai due lati del canale.
E li, nonostante l’intervento discreto della polizia anglofona, i militanti si sono visti privare di strumenti di lotta (assai pericolosi) come semplici striscioni. Sarà perché vogliono vedere di risalire a impronte digitali da inserire categoricamente in database? Sarà perché non capivano il senso e volevano registrarlo per mostrarlo ai loro superiori e accusare gli artefici di terrorismo?
Purtroppo queste opzioni non sono fantasie ma realtà.
E questo atto che ha visto l’unione di militanti dal lato francese e inglese, seppur non numerosi come previsto, non è il primo atto di denuncia della condizione ridicola e dolorosa in cui vivono migliaia di persone private della libertà di circolazione e di installazione che ogni giorno e notte cercano di superare il canale che solo dal 1986 collega i due estremi.
E proprio da quegli anni immigrazione inglese ha subito incrementi esponenziali. Perché la gente scappa in Inghilterra, perché fugge dalla protezione liberale e democratica europea?
Perché coloro che cercano protezione da regimi in guerra vengono direttamente rispediti nei loro paesi di origine?Vogliamo forse dare il buon esempio di come lottare e resistere o solo liberarci del fardello dell’uomo bianco, della visibile conseguenza di azioni belliche a scopi meramente economici?
In Afghanistan la guerra c’è. In Francia come nei Paesi occidentali, non è palese.
Bien que pres de trente et un mille soldats britanniques, allemands, français, italiens, etc., affrontent les insurges aux cotes des militares americains, toutes ces questions paraissent ne pas concerner les dirigents europeens. Les choix de l’Organisation du traité de l’Atlantique nord (OTAN) sont plus que jamais arretes a Washington. A Paris, le president Nicolas Sarkozy vient d’annoncer qu’il n’enverrait “pas un soldat de plus” combattre les talibans. Mais il a ajouté: “faut-il rester en Afghanistan?Je reponds “oui”. Et rester puor gagner.” [1]
Questa affermazione non ha suscitato reazioni. In un paese liberale democratico dove la libertà di stampa è presa come in Italia, non ci può sorprendere.
Restare per vincere?Vincere una guerra?Una guerra in cui l’obiettivo di proteggere la popolazione civile da attacchi talebani rivela un profondo cinismo:
Le developpement social et les operations de guerre peuvent etre menes de front dans un territoire où, portrant, il est impossibile de distinguer les insurges des civils…
Un commento non troppo rassicurante dal Monde Diplomatique. Come dunque biasimare la reazione di migliaia di persone in lista di attesa per voli charter verso Kabul?
Morire per Mr. Hamid Karzai, eletto da una ennesima frode elettorale mascherata da possibilità di redenzione liberal-democratica come insegnano i ben pensanti politici occidentali?
Avanti te…Io preferisco emigrare, e resistere.
[1] Le Monde Diplomatique, Novembre 2009, Mouriri pour Hamid Karzai? Di Serge Halimi
I cittadini francesi si sono ritrovati circondati dalle proprie autorità pronte ad intervenire senza motivo apparente e fondato. L’arrivo a Folkstone, in Inghilterra ha visto altri militanti dal lato inglese che si sono uniti in un corteo. Come la collaborazione franco-inglese, anche la militanza si è unita dai due lati del canale.
E li, nonostante l’intervento discreto della polizia anglofona, i militanti si sono visti privare di strumenti di lotta (assai pericolosi) come semplici striscioni. Sarà perché vogliono vedere di risalire a impronte digitali da inserire categoricamente in database? Sarà perché non capivano il senso e volevano registrarlo per mostrarlo ai loro superiori e accusare gli artefici di terrorismo?
Purtroppo queste opzioni non sono fantasie ma realtà.
E questo atto che ha visto l’unione di militanti dal lato francese e inglese, seppur non numerosi come previsto, non è il primo atto di denuncia della condizione ridicola e dolorosa in cui vivono migliaia di persone private della libertà di circolazione e di installazione che ogni giorno e notte cercano di superare il canale che solo dal 1986 collega i due estremi.
E proprio da quegli anni immigrazione inglese ha subito incrementi esponenziali. Perché la gente scappa in Inghilterra, perché fugge dalla protezione liberale e democratica europea?
Perché coloro che cercano protezione da regimi in guerra vengono direttamente rispediti nei loro paesi di origine?Vogliamo forse dare il buon esempio di come lottare e resistere o solo liberarci del fardello dell’uomo bianco, della visibile conseguenza di azioni belliche a scopi meramente economici?
In Afghanistan la guerra c’è. In Francia come nei Paesi occidentali, non è palese.
Bien que pres de trente et un mille soldats britanniques, allemands, français, italiens, etc., affrontent les insurges aux cotes des militares americains, toutes ces questions paraissent ne pas concerner les dirigents europeens. Les choix de l’Organisation du traité de l’Atlantique nord (OTAN) sont plus que jamais arretes a Washington. A Paris, le president Nicolas Sarkozy vient d’annoncer qu’il n’enverrait “pas un soldat de plus” combattre les talibans. Mais il a ajouté: “faut-il rester en Afghanistan?Je reponds “oui”. Et rester puor gagner.” [1]
Questa affermazione non ha suscitato reazioni. In un paese liberale democratico dove la libertà di stampa è presa come in Italia, non ci può sorprendere.
Restare per vincere?Vincere una guerra?Una guerra in cui l’obiettivo di proteggere la popolazione civile da attacchi talebani rivela un profondo cinismo:
Le developpement social et les operations de guerre peuvent etre menes de front dans un territoire où, portrant, il est impossibile de distinguer les insurges des civils…
Un commento non troppo rassicurante dal Monde Diplomatique. Come dunque biasimare la reazione di migliaia di persone in lista di attesa per voli charter verso Kabul?
Morire per Mr. Hamid Karzai, eletto da una ennesima frode elettorale mascherata da possibilità di redenzione liberal-democratica come insegnano i ben pensanti politici occidentali?
Avanti te…Io preferisco emigrare, e resistere.
[1] Le Monde Diplomatique, Novembre 2009, Mouriri pour Hamid Karzai? Di Serge Halimi
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