terça-feira, 19 de abril de 2011

STATI GENERALI DELLA PRECARIETA’ ROMA 2011


Tavola Lavoro Precario e immigrazione
Durante il workshop tenutosi a Roma in occasione degli Stai generali della precarietà hanno partecipato diverse realtà nazionali di attivisti militanti e migranti da tutta Italia.
L’obiettivo è stato ribadire la necessità di cambio della politica migratoria attuale denunciando l’ipocrisia e la violenza e organizzare lo sciopero precario assieme ai migranti.
La politica attuale di immigrazione in Italia ha visto un rapido cambio accompagnato da decreti creati per dare senso democratico e di controllo della realtà del fenomeno migratorio attuale che vede movimenti massivi di uomini donne e bambini provenienti dal Nord Africa e di differente nazionalità.
Se da una parte il Ministro Maroni emana nuovi decreti ogni giorno attuando ricezioni della direttiva europea di protezione temporanea 2001/55/EC con la concessione di permessi di soggiorno TEMPORANEI della durata di sei mesi, dall’altra vengono istituiti CAI nelle regioni dove l’afflusso è maggiore e le strutture presenti non si prestano e non vogliono essere utilizzate come strutture di accoglienza.
Articolo 20 Testo Unico sull’immigrazione
Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali.
(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 18)
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato d’intesa con i Ministri degli affari esteri, dell’interno, per la solidarietà sociale, e con gli altri Ministri eventualmente interessati, sono stabilite, nei limiti delle risorse preordinate allo scopo nell’ambito del Fondo di cui all’articolo 45, le misure di protezione temporanea da adottarsi, anche in deroga a disposizioni del presente testo unico, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui delegato riferiscono annualmente al Parlamento sull’attuazione delle misure adottate.
I centri non sono istituzionalizzati, non hanno basi legali e non hanno obiettivi ESPLICITI se non solo supposizioni di futuri centri di internamento e espulsione.

Violenza  e privazione che si estende a militanti che hanno e danno voce ai diritti come testimoniato da MELTING POT oggi, 19 aprile:
Ricordiamo ancora una volta i primi due commi dell’art. 13 della Costituzione: La libertà personale è inviolabile. “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.
La dichiarazione dello “stato di emergenza” immigrazione e la possibilità di “interventi in deroga all’ordinamento giuridico”, previste negli ultimi decreti del governo per “fronteggiare l’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa”non possono scalfire la portata assoluta di questo principio e noi lo difenderemo in tutte le sedi e con tutti i mezzi per impedire la sopraffazione e l’avvento di un vero e proprio stato di polizia. Richiamiamo tutti, dalla magistratura ai mezzi di informazione alla vigilanza democratica per impedire che altre iniziative di polizia possano comprimere l’esercizio dei diritti fondamentali dei migranti e dei cittadini.
Fulvio Vassallo Paleologo, Amalia Chiovaro, Luciano Rizzuti, Judith Gleitze
per il Forum anti-razzista di Palermo

Intanto dopo che la sanatoria truffa ha messo in risalto le falle del sistema burocratico e la sua legalità, ritorna sempre più forte l’esigenza di slegare il permesso di soggiorno dal possedere un contratto di lavoro.
Il lavoro oggi più che ieri è precario. Davanti a questa realtà europea e extra europea la condizione del migrante criminale appare come un unico fattore permanente all’interno della società attuale.
Se il PDS può essere ottenuto e rinnovato solo in possesso di un contratto di lavoro e se il lavoro in primis è precario e i contratti sono solo temporanei allora anche il migrante non avrà mai una vera possibilità di essere considerato legale e di accedere ai diritti che tanto sono tutelati dalla civiltà occidentale.
La proposta e la necessità di uno sciopero precario fatto di precari come condizione comune dei lavoratori di oggi è sempre più urgente e necessaria.
Sciopero inteso come forma di mobilitazione massiva per far rivalere desideri e rivendicazioni comuni oltre la stessa precarietà. Si vede l’importanza di riformulare il concetto di sciopero come forza lavoro in movimento dove la forza lavoro è anche schiava e sfruttata dal grande business del lavoro nero che si espande in  vista dell’ EXPO 2015 e che è pronto ad assorbire dentro di se migliaia di persone in cerca di mezzi di sopravvivenza per continuare a vivere.
Illegalità e contratto di lavoro, illegalità e precarietà: due parole chiave della condizione migrante e una parola chiave della vita lavorativa dell’italiano medio.
La manifestazione del 1 marzo di Brescia ha visto la partecipazione di diverse realtà migranti e ha confermato che lo scontro è possibile solo se da soggetti del processo si diventa PROTAGONISTI.
Esiste però una pluralità di forme di conflitto che non si limita allo sciopero. Blocchi di produzione, di capitale che permettano al tempo stesso la libertà di circolazione, boicottaggio della macchina delle deportazioni e giornate di lotta solidale nazionale.
In questa ottica si vede la necessità di una giornata comune o meno in cui far coincidere la necessità di abolire ogni barriera creata dalla burocrazia e dell’iter burocratico senza uscita del permesso di soggiorno non solo pretendendo un allungamento o un cambio ma proprio la sua totale assenza in modo che la libertà di circolazione sia davvero tale.
Il procedimento burocratico legato al permesso di soggiorno rende schiavi i cittadini di altri paesi che per diverse ragioni vorrebbero solo transitare dall’Italia  e anche cittadini che invece in Italia vogliono restare e lavorare legalmente e avere uno stipendio con cui vivere. La privazione della libertà individuale è emblematica con l’instaurazione dei CIE dal 1998 con la legge Turco Napolitano e lo continua ad essere ancora più forte con i nuovi centri di accoglienza e identificazione, CAI di cui poco niente si è a conoscenza.
L’illegalità è parte della politica. Non esiste legalità se non esiste l’illegalità. Entrambe le parti sono parte del potere e costituiscono un business da milioni di euro. I fondi europei destinati all’accoglienza di migranti profughi e rifugiati hanno arricchito le casse nazionali e pagato tangenti a comuni e industrie di costruzione private. Nonostante questo l’avidità dei comuni è tale da decidere di non rilasciare titoli di viaggio a somali come nel caso di Firenze senza riconoscere abitativa un’occupazione di migranti anche rifugiati politici che sono stati costretti ad una soluzione di occupazione per mancanza di assistenza di un welfare inesistente.

Uscire dall’illegalità tra le crepe della legalità
Il migrante sia che fugga da una condizione difficile di guerra sia che cerchi una vita migliore subisce in Europa trattamenti diversi da quelli sperati e immaginati.
I richiedenti asilo se rientrano in criteri sempre più complessi e stretti potranno godere anche se solo sulla carta di un riconoscimento di asilo politico secondo la protezione internazionale come chiamata in Italia emanata dalla convenzione di Ginevra del 1951 dall’ art 1 in poi.
Coloro invece che perché non a conoscenza di protezione internazionale o che non sono interessati da guerre e conflitti che li hanno coinvolti direttamente cadranno vittime di un circolo di sfruttamento che di democratico ha solo la suddivisione di interessi tra i vari attori coinvolti.
Migranti sfruttati come nel caso di Rosarno hanno storie da raccontare, storie di tragica intensità ma non derivante da paesi di provenienza bensì dai paesi di accoglienza.
Vittime di violenza e di trattamenti degradanti tanto denunciati da convenzioni europee come la convenzione europea per i diritti dell’uomo art 3 base legale del principio di non refoulement.
Ma per coloro che subiscono tali trattamenti in Italia il refoulement potrebbe anche essere una miglior soluzione.
Parlare con loro, conoscere lo sfruttamento attraverso il quale sono passati dà la possibilità di fare appello all’art 18 del TUI e richiedere protezione. L’art 18 prevede la concessione di un permesso per motivi umanitari a coloro i quali vittime di sfruttamento decideranno di rompere ogni catena e al contempo di collaborare per la denuncia degli sfruttatori in un processo difficile e psicologicamente complesso.
Disposizioni di carattere umanitario
Articolo 18
Soggiorno per motivi di protezione sociale.
(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 16)
1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti di cui all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale.
2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1, sono comunicati al questore gli elementi da cui risulti la sussistenza delle condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravità ed attualità del pericolo ed alla rilevanza del contributo offerto dallo straniero per l’efficace contrasto dell’organizzazione criminale ovvero per la individuazione o cattura dei responsabili dei delitti indicati nello stesso comma. Le modalità di partecipazione al programma di assistenza ed integrazione sociale sono comunicate al Sindaco.

Dalla propria storia di sfruttamento comincia una guerra individuale condivisa da molti e come nel caso di migranti senegalesi a Roma, ha portato a vittorie collettive. Non solo molti hanno ottenuto il permesso di soggiorno ma hanno volontariamente deciso di continuare a lottare in sedi occupate con collettivi locali.
Il percorso è difficile e la raccolta e la gestione delle testimonianze diviene di importanza fondamentale.
Prostituzione del lavoro: fattore endemico della società attuale
Il migrante è anche l’emblema della precarietà: lavori nell’edilizia, nell’agricoltura sono tutti lavori endemicamente temporanei che non a caso vengono affidati a figure che devono rimanere temporanee e il cui ruolo non può e non deve assolutamente essere definito dalla legalità.
Appalti edili che divengono a loro volta subappalti per permettere la volatilità di dati e di nomi, e controlli e interventi di sindacati inesistenti. Nessun controllo sulla sicurezza sul lavoro e sulla regolarità degli assunti. Nessun datore di lavoro denunciato.  “Ci sono palazzi a Roma di 15 piani che sorgono con un solo operaio dichiarato assunto”. Un nome è sufficiente. Gli altri non esistono. La loro inesistenza e trasparenza permette e nutre la speculazione a vantaggio di coloro che sulla speculazione ci mangiano.
La precarietà del rapporto di lavoro permette la speculazione in un rapporto direttamente proporzionale in quanto il lavoro in cantiere stesso è temporaneo e di durata limitata. Il lavoro in nero è il braccio della precarietà.
Il permesso di soggiorno e il lavoro sono precari. Il lavoro che svolgono è precario. La temporaneità e precarietà sono generalizzate e indivisibili.
Il contesto attuale spinge ad una forte denuncia e ad un forte cambio che vedrà con azioni dirette contro ogni sfruttamento ogni abuso e violenza sulla persona e sulla libertà di circolazione la sua sola voce.

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