Stufa marcia come marcio è questo conservatorismo italiano. Tipico italiano. Solo italiano. Insomma qui e italiano.
Conservatorismo nel pensare, nel dire, nell’agire. Non si pensa avanti. Non si parla del futuro. Non si progetta nulla. Non si costruiscono obiettivi. Non si condividono opinioni.
Tutto è un imporsi su tutto. Ognuno vuole avere ragione. L’ascolto e la comunicazione non fanno parte di assemblee o riunioni di cosiddetti collettivi. I collettivi riuniscono individui che pensano dicono individualmente trovando soluzioni individuali che MAI portano all’azione. MAI portano all’azione. Paura di esporsi, paura di mostrarsi. Educati da una borghesia ancora post 68 ina senza meta, senza destinazione e fine a se stessa. Soprattutto fine a se stessa.
Qui si vive all’ombra. All’ombra di un passato MAI esistito. Di un presente antico, già passato. Generazioni ferme paralizzate. Incomprensioni tra generazioni che non portano a nulla. Non costruiscono e non smontano paradigmi o schemi inutili e decadenti.
Decadentismo. Forse stiamo attraversando un vecchio decadentismo. Almeno però nel decadentismo di fine secolo la paura c’era. Paura dell’ignoto, di ciò che sarebbe stato il novecento. Invece ora abbiamo ben superato il nuovo secolo eppure la paura la viviamo più forte che mai.
Paura di pensare, paura di agire e paura di VIVERE. Qui si ha paura di VIVERE.
Questa è l’unica verità italiana.
Il sistema, la repressione, o solo la nostra marcia individualità.
Marcio e putrido.
Non rimarrà molto.
Questa è l’unica verità italiana.
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