In Belgio si parla di "migrazione economica", per descrivere ciò che oggi è la realtà. Il fenomeno del'immigrazione in un paese sviluppato, per usare un termine tecnico, è parte della vita quotidiana ed è unica scelta di vita per gran parte degli esseri umani.
La globalizzazione ha favorito la necessità di incontrare risorse sia materiali sia umane a prezzi competitivi per una maggiore e continua produttività Ciò ha portato ad una domanda da parte dei paesi industrializzati di manodopera. Spesso però per tenere bassi i costi che altresì risulterebbero eccessivi (per non dire umani) si sono sacrificati diritti come assistenza, condizioni di lavoro e di vita degne. Chi ueste cose le sa dal principio, le evita. Noi, nazionali anche se disoccupati, difficilmente ci abbassiamo e rischiamo la nostra vita sul posto di lavoro.
Gli immigrati, coloro che non hanno futuro nel proprio paese si. E grazie ad attenti processi di smuggling, superano il controllo doganale e entrano nella grande fortezza Europa.
Si nascondono, temono di essere scoperti da chi li porterebbe in centri di detenzione (per non chiamarli prigioni--il lessico giuridico è chiaro nel volere distinguere i criminali dagli immigrati non documentati) e dopo un periodo di tempo imprecisato (che grazie alla nuova direttiva potrà arrivare ai 18 mesi) espulsi, cacciati fuori, deportati.
Deportati...termine usato durante regimi a noi noti dai libri di storia scolastici come fascismo, nazismo, comunismo. Dicono niente?Fino al 1995 in Germania, un treno chiamato assurdemente Albert Heinstein deportava centinaia di immigrati, per lo più ROM vittime di grandi discriminazioni nel paese di origine, oltre il confine tedesco e poi lasciati a se stessi se non rimpatriati nuovamente.
Ma oggi, l'universalità dei diritti umani ha voluto avere la meglio!Ironicamente, ovvio.
Si sono preparati documenti, convenzioni per la tutela dei diritti umani e la loro promozione. Peccato che ad ogni obbligo da parte dello stato, corrispondano almeno il doppio di provvsioni a loro favore che abbassano notevolmente la funzionalità e la concreticità di tali valori.
I paesi sviluppati e in via di sviluppo si sono riuniti, a tavolino giocandosi i diritti di persone che non hanno neanche mai sentito, portatori di storie che neanche immaginano. Ignorando si può essere più razionali.
La convenzione ICMW per la tutela dei diritti dei lavoratori immigrati documentati e NON, ha voluto essere un punto apice di un processo che dal dopo guerra promuove dignità umana ai lavoratori anche stranieri. Ma non è stato compreso, gli Stati non hanno voluto abbassarsi a tanto. Non hanno rinunciato e non rinunceranno alla loro sovranità in materia di controllo del territorio. Le ragioni sono varie. Economiche, politiche, sociali...E hanno fatto di questo e di altri strumenti simili e meno inclusivi, degli umili fogli di carta senza valore. Spesso non sono neanche stati presi in considerazione. (vedi Germania).
Così facendo l'universalità dei diritti umani non sarà mai universale. Dichiarazioni universali non lo saranno mai fino a quando categorie di persone continueranno ad essere escluse in nome del general welfare della comunità nazionale.
Così facendo, si continuerà a promuovere traffiking, smuggling, e sfruttamento di persone, donne soprattutto che alimenteranno il mercato, colmeranno la domanda di manodopera a basso costo senza certezze e senza alcun tipo di integrazione sociale. Questo frame rispecchia davvero la mia società. E non è il futuro ma è già presente.
terça-feira, 2 de dezembro de 2008
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